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Al centro dell’odontoiatria dell’arcata completa c’è una domanda di numeri: quanti impianti dovrebbero sostenere una dentatura fissa completa? Internet risponde con sicurezza in entrambe le direzioni (quattro è geniale, sei è più sicuro), ed entrambe le certezze sono sbagliate, perché la risposta vera è scritta nella tua mascella. Ecco il confronto come lo soppesano davvero i clinici.
Cosa hanno in comune i due trattamenti
Entrambi sostituiscono una dentatura compromessa o mancante con un ponte fisso su impianti: niente adesivo per protesi, niente copertura del palato, masticazione quasi naturale. Entrambi procedono per fasi: prima gli impianti e un ponte provvisorio, poi la protesi definitiva dopo 3–6 mesi di osteointegrazione. Il successo di entrambi dipende dagli stessi tre fattori: una pianificazione su buone immagini diagnostiche, una misurazione onesta della stabilità in sede chirurgica e la tua igiene in seguito. Nessuno dei due è la versione di lusso dell’altro; sono due risposte ingegneristiche a domande anatomiche diverse.
Le ragioni del quattro
Il concetto All-on-4 ha risolto un problema reale: la parte posteriore della mascella è dove l’osso scompare per primo (espansione del seno mascellare sopra, posizione del nervo sotto), ed è dove l’innesto osseo è più impegnativo. Inclinando in avanti i due impianti posteriori verso osso più denso, l’All-on-4 ancora un’arcata completa evitando proprio le regioni che rendono complicata la chirurgia implantare. Meno siti chirurgici, spesso nessun innesto, e decenni di uso clinico documentato. Per i pazienti con perdita ossea moderata (il tipico portatore di protesi mobile da molti anni) è spesso l’unica opzione fissa che non comincia con mesi di ricostruzione ossea.
Le ragioni del sei
Sei impianti accorciano le campate non supportate del ponte e distribuiscono la forza masticatoria su più ancoraggi. Meccanicamente significa meno flessione, meno sollecitazioni su ogni impianto e ridondanza: il fallimento di un singolo impianto pesa meno sull’intero progetto. Per i pazienti con volume osseo generoso (e soprattutto con morso potente o tendenza al bruxismo) sei impianti ben posizionati sono ingegneria robusta. I due impianti extra aggiungono costi e due siti chirurgici: un prezzo equo per quel margine, quando l’anatomia lo supporta davvero.

Dove ciascuno sbaglia
L’All-on-4 sbaglia quando viene proposto in eccesso a pazienti con osso abbondante e forze masticatorie estreme che trarrebbero beneficio da più supporto. L’All-on-6 sbaglia più spesso, quando le cliniche forzano sei impianti in mascelle che non hanno l’osso per accoglierli, aggiungendo innesti, costi e complessità chirurgica per raggiungere un numero promesso dal marketing. Quattro impianti inseriti nell’osso giusto battono sempre sei impianti inseriti sperando che tengano.
Quattro impianti inseriti nell’osso giusto battono sempre sei impianti inseriti sperando che tengano.
Il confronto, punto per punto
- Osso richiesto: l’All-on-4 funziona con perdita moderata; l’All-on-6 richiede più volume.
- Distribuzione del carico: sei impianti distribuiscono la forza più ampiamente; quattro restano clinicamente validi per una funzione normale.
- Ridondanza: sei impianti offrono più margine di riserva; con quattro il carico su ogni ancoraggio è maggiore.
- Chirurgia: quattro siti contro sei; entrambi di solito in un’unica fase chirurgica.
- Costi: sei impianti costano di più (due impianti e connettori in più, dettagliati in qualsiasi preventivo onesto).
- Tempistiche: identiche, prima il ponte provvisorio e poi la protesi definitiva dopo la guarigione.
Come si prende davvero la decisione
Una radiografia panoramica (e dove serve, ulteriori immagini diagnostiche) mappa altezza e densità del tuo osso arcata per arcata. Forza del morso, storia di digrignamento, dentatura antagonista e materiale della protesi entrano nell’equazione. Poi una clinica onesta quota ciò che la tua anatomia consente: a volte quattro, a volte sei, a volte quattro sotto e sei sopra. Nella nostra clinica, dove entrambe le configurazioni sono percorribili, vengono quotate entrambe, con le motivazioni messe per iscritto, perché un paziente che capisce il perché prende decisioni migliori e recupera meglio.



